L’origine dei diamanti è ancora un mistero. Il nome deriva dal greco adamas, che significa indomabile, probabilmente perché il diamante è la pietra preziosa più dura esistente in natura, infatti è 140 volte più duro del corindone (rubino e zaffiro) e 1167 volte più duro del quarzo. La sua composizione chimica è la più semplice. È carbonio puro, come la grafite di una matita, che si è cristallizzato milioni di anni fa nel cuore della terra in seguito a enormi pressioni o temperature. Soltanto il 20% di tutti i diamanti estratti sono di qualità sufficientemente buona per essere utilizzati in gioielleria; La maggior parte dei diamanti, per qualità e colore, viene usata per scopi industriali. Tali diamanti sono insostituibili per teste di trivelle, nel settore scientifico, per gli apparecchi per la misura della durezza. I diamanti sono rari e la loro estrazione è molto difficile. Per estrarre un diamante di un carato devono essere rimosse in media ben 25 tonnellate di terra. Inoltre è necessaria l’esperienza di molte persone altamente qualificate non solo per le operazioni di estrazione, ma anche per tagliare e lucidare le pietre. Per classificare correttamente un diamante da gioielleria, occorre rifarsi alle 4 C, taglio (cut), carato (carat), purezza (clarity), colore (colour) . Uno dei maggiori pregi, probabilmente il maggiore, del diamante è il taglio, infatti la parola brillante deriva dal brillio della pietra stessa.

TAGLIO (CUT) : Un diamante grezzo è un sassolino che la maggior parte della gente non degnerebbe di uno sguardo. È l’abilità del tagliatore che fa sprigionare la scintillante bellezza del diamante. “Diamante grezzo definisce qualcosa che nasconde una rara bellezza e che ha solo bisogno di essere modellata per apparire in tutto il suo splendore.Oggi il taglio dei diamanti è studiato in modo da ricavare il massimo risultato possibile dalle caratteristiche naturali. Innanzitutto, poiché non esistono due diamanti uguali, la pietra viene studiata e segnata per taglio. In alcuni casi si effettua il clivaggio, che significa tagliare la pietra in due con un colpo secco lungo la venatura con una lamina rotante ricoperta di polvere di diamante che gira ad altissima velocità. Poi il diamante è inserito in un tornio e gli angoli esterni vengono smussati e arrotondati da un altro diamante. Questa operazione è chiamata smussatura.Il diamante è fissato in una morsa a braccio e messo a contatto con una piastra di ferro rotante, cosparsa di olio e polvere di diamanti, che gira ad altissima velocità. Ad una ad una le faccette, le piccole superfici che catturano la luce e fanno brillare il diamante, appaiono sulla pietra. La bellezza di un diamante dipende dal modo in cui riflette la luce, e il tagliatore deve dare forma alla pietra in modo che questa utilizzi la quantità massima di luce e il diamante splenda con tutto il suo fuoco, brillantezza e scintillio.

PESO(CARAT) : il peso di un diamante si misura in carati e vi sono 100 punti in un carato. Un carato corrisponde a un quinto di grammo. I diamanti sono così preziosi che quando la pietra non è montata si utilizza una delicatissima bilancia di precisione, che persino un soffio può influenzare il peso, e fornisce direttamente il peso in carati. Il carato si suddivide a sua volta in centesimi.

PUREZZA (CLARITY) : il reticolo cristallino del diamante spesso presenta delle interruzioni, che possono dipendere da inclusioni cristalline, cavità, fessure, piani di geminazione, righe di struttura, sfaldature e tensioni interne. Diamanti puri sono quei diamanti che, osservati con una lente a 10 ingrandimenti, non presentano alcuna inclusione. Le imperfezioni osservabili a ingrandimenti ancora maggiori non vengono considerate nella classificazione. In Germania e in Italia con il termine purezza si intende la perfezione interna, mentre negli USA ed in Scandinavia si tengono in considerazione anche le caratteristiche esterne.

COLORE (COLOUR) : quando un raggio di luce bianca incide su un qualsiasi minerale, questo, per fenomeni di riflessione e di rifrazione, può assumere una certa colorazione. A questi fenomeni non si sottrae il diamante che, essendo un materiale allocromatico, in particolari condizioni ha la possibilità di assorbire certe lunghezze d’onda (equivale a dire colori) e di rifletterne altre.Per i diamanti si può effettuare una differenziazione netta fra quelli appartenenti alla cosiddetta serie del Capo (che include tutte le pietre comprese fra quelle perfettamente incolori sino a quelle giallastre) e quelli di colore fantasia.Attualmente per i diamanti le scale di riferimento per la classificazione del colore sono quelle del GIA (Gemmological Institute of America), di facile ed inequivocabile applicazione in quanto utilizza le lettere dell’alfabeto dalla D alla Z.

Una passione per le pietre più preziose che ha origini molto lontane e continua a vivere oggi grazie alla quarta generazione.